Omelia: La stoltezza e la pazienza

Prendendo come riferimento Lc 6,39-45, parlo della stoltezza e della pazienza durante la Messa delle 8 del mattino del 2 marzo 2025 presso la Chiesa di San Pietro in Montorio a Roma.

Quanto è misericordioso Gesù verso di noi!

Dio vi benedica.

Ecco il testo dell’omelia:

«Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti; così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti». Leggendo questa lettura dal libro del Siracide, mi sono chiesto se i personaggi televisivi e i social media rivelano la stoltezza odierna. Tutti dicono tutto senza pensarci due volte. Che fastidio! A causa di questo, ho smesso di guardare i talk show di notizie.

Invece, quanto è misericordioso Gesù verso di noi! Come nella scena di Emmaus, lui cammina sempre accanto a noi stolti.

Il cuore di Gesù desidera che gli permettiamo di trasformare il nostro intero essere in una vera icona di Dio. Questa icona si rivela nell’intelligenza e nella volontà. Entrambe le facoltà lavorerebbero per Dio e per gli altri. Paolo scrive ai Romani: «Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto».

La trasformazione può cominciare oggi in questa Messa. In ogni eucaristia riceviamo la mente e il cuore di Gesù e in ogni meditazione ci colleghiamo sempre più con esse. Una vita di preghiera profonda produce atti buoni.

Gesù dice: «L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

Il problema è che abbiamo entrambi i tesori, buoni e cattivi, grazia e concupiscenza. Abbiamo la possibilità di fare il bene o il male. Il mondo ci chiama ipocriti perché non siamo costanti nel bene. E ha ragione.

Ogni giorno dobbiamo accettare con umiltà le correzioni di Gesù e degli altri e avere pazienza verso gli altri. Ciò che è ovvio a tutti non è così per noi. Gesù chiede: «Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio?».

Il dolore della correzione allarga il cuore per l’amore creativo di Dio.

Molte volte falliamo gravemente.

Le parole di Paolo ci consolano: «Fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore».

Non avremo pazienza con noi stessi, ma Gesù ha con noi una pazienza infinita e misericordiosa.

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