Usando Mt 5,17-37, padre Jonas parla come essere trasparenti per far vedere Gesù durante la Messa delle 8 del 15 febbraio 2026 presso la Chiesa di San Pietro in Montorio a Roma.
Dio vi benedica.
Ecco il testo dell’omelia:
La domenica scorsa ho detto che, insieme con Maria Santissima, formiamo una costellazione di stelle che indica Gesù.
Ma come risplendiamo la luce di Cristo nel mondo?
Nel Vangelo di oggi, Gesù ci invita a puntare in alto. Dice: «Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli».
Gli scribi e i farisei desideravano la santità e la giustizia, ma si accontentavano di osservare la legge in modo esteriore. Quante volte assumiamo lo stesso atteggiamento?
Spesso, attraverso la coscienza illuminata dalla grazia, vediamo nell’anima la polvere dei peccati e le crepe delle ferite. Le spostiamo in un angolo buio e decidiamo che «siamo abbastanza bravi”» Come i farisei, non chiediamo a noi stessi di più.
Secondo Gesù, però, la semplice osservanza esterna non basta più. Ogni parte della nostra vita deve mostrare l’amore e l’azione di Dio. Come un vetro trasparente, dovremmo permettere alla luce divina di attraversarci.
A questo punto qualcuno potrebbe dire: «È impossibile vivere così. Siamo peccatori».
Ma questo pensiero presume che le nostre mancanze siano più forti di Gesù. Non è vero. Egli è Dio.
Inoltre, amandoci, Gesù vede il nostro enorme potenziale di santità e virtù. Non vuole che alcun ostacolo blocchi la luce divina in noi. Egli dice: «Ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna». Nel Vangelo di oggi indica tre ostacoli comuni: l’ira, la lussuria e la menzogna.
In questa Quaresima permettiamo allo Spirito Santo di mostrarci questi ostacoli nel cuore. Paolo scrive: «Lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio». Lo Spirito rivelava anche a Maria Santissima — pur senza peccato — dove il suo cuore dovesse crescere: al ritrovamento di Gesù nel tempio, alle nozze di Cana, al Calvario.
Dopo la diagnosi dello Spirito, Gesù viene come medico dell’anima. Nella Confessione, attraverso il sacerdote, perdona i nostri peccati e guarisce le nostre ferite spirituali. Nell’Eucaristia ci rafforza per compiere il bene.
Con il suo amore e la sua grazia possiamo diventare vere immagini di Dio, che proclamano a tutti la fonte della nostra esistenza e il centro della nostra vita: Dio stesso. Testimoniamo che ci ama Gesù, che è la realizzazione dei nostri desideri e la promessa della felicità eterna.
Ecco perché Egli dice: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento».
O Gesù, compi il tuo lavoro in noi, perché con Maria Santissima possiamo risplendere la tua luce nel mondo.
