Usando Mt 17,1-9, padre Jonas parla come la speranza proviene da un rapporto intimo con Gesù durante la Messa delle 8 del primo marzo 2026 presso la Chiesa di San Pietro in Montorio a Roma.
Dio vi benedica.
Ecco il testo dell’omelia:
Il Vangelo di oggi ci chiede: permettiamo a Gesù di donarci la speranza?
Nelle tragedie della vita, il nemico dipinge un quadro di miseria e ci sussurra che non esiste nulla se non sofferenza e dolore. Certo, parla così perché ha già scelto di opporsi a Dio e ora soffre le conseguenze di un dolore eterno. Il nemico vuole trascinarci nella sua realtà.
Invece, nelle difficoltà della vita, Dio ci rafforza con un pregusto del Paradiso. Ci invita ad alzare gli occhi verso un segno di speranza. Per questo Gesù dice ai discepoli: «Alzatevi e non temete».
Quanti segni di speranza Dio ci dona! L’Eucaristia, Maria Santissima (Stella Maris), la Chiesa, gli amici, la famiglia.
Li accogliamo davvero, oppure impediamo questa accoglienza con la durezza del cuore?
Matteo scrive: «In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte».
Il verbo greco παραλαμβάνει che descrive questo gesto è lo stesso usato per san Giuseppe quando, su ordine dell’angelo, prese con sé Maria come sposa e poi prese Maria e Gesù per trasferirsi due volte. La Santa Famiglia sperava in Dio. Questo verbo greco παραλαμβάνει indica intimità e vicinanza.
Quanto Gesù si fida di questi tre discepoli! Sul monte Tabor mostra loro la sua gloria divina: un dono riservato agli amici più intimi.
Nella Trasfigurazione, Mosè ed Elia — rappresentanti della Legge e dei Profeti — appaiono con Gesù e confermano le sue parole del discorso della montagna: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento».
Come Dio, Gesù è il compimento dei desideri degli antenati.
Così Gesù prepara i tre discepoli alle difficoltà e allo scandalo della Settimana Santa.
Questa preparazione, questo segno di speranza, nasce da un rapporto intimo con Gesù.
Gesù ci ama sempre e desidera che ci avviciniamo a Lui. Se ci allontaniamo, non possiamo ricevere pienamente i suoi doni, soprattutto la speranza.
Tutti i segni di speranza di cui ho parlato — l’Eucaristia, Maria Santissima, la Chiesa, gli amici, la famiglia — ci portano e ci tengono vicino a Gesù. Ma richiedono un cuore aperto.
Padre Pio Bruno Lanteri, fondatore della mia congregazione, gli Oblati di Maria Vergine, scrive: «Bisogna crescere sempre nella virtù della Speranza; non si spera mai troppo, chi tutto spera, tutto ottiene».
Concludo con la domanda iniziale: permettiamo a Gesù di donarci la speranza?
Senza di Lui non ci sarebbe speranza. Prendiamo Gesù con noi.
