Omelia: Beati quelli sono vulnerabili

Usando Mt 5,1-12a, padre Jonas parla come ogni beatitudine ci insegna come vivere come figli di Dio durante la Messa delle 8 del primo febbraio 2026 presso la Chiesa di San Pietro in Montorio a Roma.

Questa beatitudine descrive, permette e consiglia un atteggiamento fondamentale: la vulnerabilità.

Dio vi benedica.

Ecco il testo dell’omelia:

Durante le vacanze natalizie sono andato in Belgio a trovare i miei amici, che avevano insegnato alla loro figlia di tre anni a vestirsi da sola per una passeggiata invernale. La famiglia era davvero carina mentre camminava insieme.

È bello quando i genitori insegnano ai figli un’abilità che permette loro di vivere più pienamente. Allo stesso modo, attraverso Gesù e lo Spirito Santo, Dio Padre ci insegna come vivere nel suo Regno.

Nel Vangelo di oggi ascoltiamo le Beatitudini, il capolavoro di questo insegnamento.

Nel suo immenso amore per noi, Gesù rivela le leggi della Nuova Alleanza, che corrispondono al Decalogo. Queste leggi non proibiscono, ma permettono di agire secondo il cuore di Dio.

Ogni beatitudine è un’opportunità di meditazione e riflessione sul modo di vivere come figli di Dio.

Per esempio, Gesù dice: «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati».

Perché Gesù sottolinea il lutto? Il Paradiso non è forse pieno di gioia? Le cose più importanti qui sono la vulnerabilità del cuore e il riconoscimento dei propri sentimenti.

Quante volte, quando abbiamo ferite e dolori, cerchiamo di nasconderli o di affrontarli da soli, spesso con cibo, shopping, alcol, droga o Internet? Questi tentativi non funzionano mai, perché le ferite rimangono.

In alcune situazioni, esprimere subito un sentimento o un dolore non è la scelta migliore. Ma, al momento opportuno — soprattutto nella preghiera o in un percorso di accompagnamento spirituale — con la grazia divina riconosciamo quel sentimento, quel dolore, e ci permettiamo di sentirlo e di piangere.

Poi ci rivolgiamo a Dio e gli consegniamo quel dolore. Questa vulnerabilità del cuore permette a Gesù di entrare in noi con la sua consolazione, il suo amore e la sua guarigione.

Da questo luogo d’amore possiamo aiutare gli altri, come Paolo scrive nella seconda lettera ai Corinzi: «Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio».

Alla fine, cominciamo a vivere come figli di Dio, che condividono liberamente dal proprio cuore e dal proprio essere.

Dunque, questa beatitudine — «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati» — descrive, permette e consiglia un atteggiamento fondamentale: la vulnerabilità.

Inoltre, tutte le Beatitudini ci preparano alla vita eterna nel Paradiso, dove tutti — la Trinità, Maria Santissima, gli angeli e i santi — ricevono e donano senza limite.

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